My second life #16 [IT-EN]

in Olio di Balena3 months ago


My second life
#16
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Una sera Luca scende a buttare la spazzatura, ma quando cerca di rientrare nella sua casa, al 20° piano di un palazzone di periferia, scopre che nel suo appartamento ci abita un'altra persona e che la sua vita, come era fino a qualche momento prima, non esiste più. Cominciano da questo momento per Luca nuove ed inaspettate avventure che si mischiano ai ricordi della sua vecchia vita.


Mamma

Io me ne andavo tutto contento, non so nemmeno io perché mi divertisse così tanto infastidirlo mentre pescava, certo non potevo farlo due volte nella stessa giornata se non volevo farmi correre dietro con un bastone, ma una volta al giorno mi era concesso senza nessuna conseguenza, soprattutto se aveva già preso un bel po' di pesci, era una specie di rito. Io fingevo di urlare per farlo incazzare, lui fingeva di incazzarsi perché facevo scappare i pesci ma in fondo era contento che passassi a salutarlo, bastava che poi me ne andassi da dove ero venuto senza più rompere.
Era un modo molto complicato per dirci uno all'altro che ci volevamo bene senza farlo capire a nessuno, compresi noi due ovviamente.
Malgrado il nuovo lavoro continuava comunque a lavorare anche per le cascine della zona facendo vari lavoretti, per arrotondare, ma poteva permettersi di farlo solo quando se la sentiva. Io mi aspettavo di vederlo invecchiare e morire sfinito dalla fatica, non avevo mai considerato la possibilità che morisse così presto. Aveva l'aria di uno che invecchia parecchio, fino a rinsecchire e accartocciarsi su se stesso, come una metafora del suo essere chiuso, come il raggiungimento di una sua volontà.
Invece aveva solo cinquantacinque anni quando venne schiacciato dalla ruota di una mietitrebbia. Quel giorno me lo ricordo molto bene, mi è rimasto impresso per sempre nella mente. Io ero al lavoro quando ho ricevuto una telefonata da mia madre: “Puoi venire a casa nostra? Tuo padre non sta bene.” Tutto qui. Ma mia madre era fatta così: era fatta male. Mio padre non era a casa e non stava poco bene, era già nell'obitorio dell'ospedale. Quando l'ambulanza era finalmente riuscita a trovare la strada di campagna lui era già morto da un pezzo, l'enorme ruota della mietitrebbia gli era passata sopra schiacciandolo come fosse uno scarafaggio.
Da quel giorno mi ritrovai con una famiglia composta da una sola persona, mio fratello Gianni abitava a Trieste e venne giusto per il funerale. All'improvviso era rimasta solo mia madre e io mi sentivo perso senza mio padre, anche se lui alla fine non mi aveva mai dato nulla, forse l'unica volta che tra noi avevo avvertito uno scambio era stata quella volta che mi raccontava del suo nuovo lavoro.
Mia madre l'avevo sempre ritenuta una donna semplice, faceva le pulizie in molte delle case dei pochi che se lo potevano permettere in paese. Non parlava quasi mai delle persone per cui lavorava e nemmeno di com'erano le case di quella gente. Mio padre provava una enorme vergogna già per il fatto che mia madre doveva lavorare, il fatto poi che dovesse fare la serva lo rendeva ancora più triste ma la sua strategia, come sempre, era semplicemente di non parlare per nulla di queste cose.


...continua


One evening Luca goes down to take out the garbage, but when he tries to return to his house, on the 20th floor of a suburban building, he discovers that another person lives in his apartment and that his life, as it was until some moment before, it no longer exists. From this moment on, new and unexpected adventures begin for Luca, which mix with the memories of his old life.


Mum

Then I left very happy, I don't even know why I enjoyed bothering him so much while fishing, of course I couldn't do it twice in the same day if I didn't want he to run after me with a stick, but once a day it was allowed to me without any consequence, especially if he had already caught a lot of fish, it was a kind of ritual. I pretended to scream to piss him off, he pretended to get pissed off because I let the fish escape but deep down he was happy that I passed by to say hello, it was enough then that I left where I came from without breaking.
It was a very complicated way of telling each other that we loved each other without letting anyone understand, including we of course.
Despite the new job, he still continued to work for the farmhouses in the area doing various jobs, to make up for it, but he could only afford to do it when he felt good. I expected to see him grow old and die exhausted from fatigue, I had never considered the possibility that he would die so soon. He had the air of someone who ages a lot, to the point of drying up and curling up on himself, as a metaphor of his being closed, as the achievement of a will of his.
Instead he was only fifty-five when he was crushed by the wheel of a combine harvester. I remember that day very well, he remained forever etched in my mind. I was at work when I received a call from my mother: “Can you come to our house? Your father is not well. "" That's all. But my mother was like that: she was made bad. My father was not at home and he was not unwell, he was already in the hospital morgue. When the ambulance finally managed to find the country road he was long dead, the huge wheel of the combine had passed over him crushing him like a cockroach.
From that day on I found myself with a one-person family, my brother Gianni lived in Trieste and came just for the funeral. Suddenly only my mother was left and I felt lost without my father, even if in the end he had never given me anything, perhaps the only time I had felt an exchange between us was the time he told me about his new job.
I had always considered my mother a simple woman, she cleaned many of the houses of the few who could afford it in the village. She hardly ever talked about the people she worked for or what those people's houses were like. My father felt a huge shame already for the fact that my mother had to work, the fact that she had to be a servant made him even sadder but his strategy, as always, was simply not to talk about these things at all.


...continua