Arturo Battaglia: scrittore/investigatore 11 Le lettere

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Dopo aver tradotto il signor Corti in commissariato, l’indomani mattina mi recai nuovamente a casa della famiglia Tamburo, perché volevo esaminare un poco la stanza del signorino Dante; chiesi ad uno dei camerieri di farmi strada e di indicarmi la stanza. All’invito rispose Luigi il quale mi accompagnò al piano superiore e dopo aver salito un ampio scalone arrivammo in un corridoio orizzontale rispetto alle scale e di fronte a noi c’era una specie di garitta dove lo stesso Luigi rispondeva alle chiamate degli ospiti, a sinistra c’erano la stanza della signora Nelli e del signor Corti e un’altra della signorina Brieno; a destra, invece, vi erano le stanze della famiglia Tamburo.
Entrammo nella seconda stanza alla nostra destra e trovammo sul letto il vestito scuro di Dante tranne la cappa da teatro che indossava nel momento in cui era stato ucciso. L’ispettore capo Molli che mi aveva accompagnato nuovamente a casa dei Tamburo chiamò il sergente Darco della scientifica per verificare se fossero state rilevate delle impronte non appartenenti a Dante.
Per quanto riguarda le impronte digitali non risultava niente di rilevante; allora continuai a fare delle domande a Luigi il quale ci disse che precedentemente il signorino, nelle settimane antecedenti alla sua morte, aveva ricevuto delle lettere da un non noto personaggio che loro non conoscevano in quanto le lettere erano anonime, non vi era indicato il mittente ma solamente il destinatario. Luigi lo sapeva perché era lui l’incaricato a portargli la posta.
Rovistammo un poco nella camera di Dante ma non trovammo tracce delle lettere ricevute così come aveva detto Luigi. Il cameriere aggiunse però qualche altro particolare che ci incuriosì: Dante negli ultimi mesi era seguito da un legale, per motivi non noti all’inserviente, il quale molto probabilmente poteva sapere qualche cosa in più; ci facemmo dire il nome del legale e io l’ispettore capo Molli e l’ispettore Marroni ci recammo presso il legale del signorino Dante.
Costui, un certo Piero del Toro viveva in un paese non molto distante dalla casa dei Tamburo. Decidemmo quindi di fare un giro allo studio legale per fare delle domande. Una volta arrivati bussammo e una signorina molto gentile ci fece accomodare nel salottino antistante lo studio del legale e aspettammo qualche minuto. Non appena uscì un cliente il legale del Toro si avvicinò a noi e si presentò invitandoci ad entrare nel suo studio dopo averlo seguito.

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A questo punto cominciammo a dialogare e presentammo al legale le fotografie del defunto Dante dopo averlo informato della sua morte, sicuramente vittima di un omicidio. Io ero lì presente e, piuttosto che interloquire, ascoltavo ed osservavo attentamente la stanza come era mio solito fare. L’ispettore capo Molli cominciò col chiedere all’avvocato se sapesse qualcosa di sospetto in merito alla vita della signorino Dante. L’avvocato rispose che non c’era niente di strano che lui sapesse o qualcosa da rilevare sulla vita del defunto ma che, sicuramente, l’ultimo periodo era stato caratterizzato dall’arrivo di alcune lettere di non nota provenienza che avevano avuto lo scopo di intimidire il signorino. Lo stesso legale sapeva di queste lettere perché il suo assistito gliel’aveva inviate dopo aver palesato all’avvocato tutte le sue preoccupazioni e perplessità e paure rispetto a queste lettere che stava ricevendo.
In effetti quanto detto dall’avvocato confermava quanto già espresso dal cameriere il quale aveva appunto sottolineato che nell’ultimo periodo aveva consegnato delle lettere di dubbia provenienza al signorino Dante.
Naturalmente la prima domanda che ci venne spontaneo porre fu se queste lettere non le avesse in mano qualcuno; il legale informò gli agenti che quelle lettere le aveva ricevute in prima persona proprio dal signorino Dante e che ora le stava custodendo all’interno della sua cassaforte.
-Se mi date un momento, le vado a prendere e ve le consegno.
Così fece, si allontanò, prese la chiave dal suo cassetto e andò verso una stanza; ritornò dopo qualche minuto con un pacchetto in mano con all’interno alcune lettere su cui vi erano scritte delle frasi minatorie in cui si intimava di vendere la proprietà in cui lui, cioè il signorino Dante, e la sua famiglia vivevano, proprietà che constava nella casa e il terreno su cui essa era stata costruita proprio dal nonno di Dante.
Le lettere avevano sicuramente un carattere minatorio ma non aggiungevano particolari rilevanti per comprendere alla fine cosa fosse successo realmente al giovanotto ma sicuramente avremmo dovuto battere un’altra strada. Il legale poi aggiunse che il signorino Dante in quei giorni gli aveva comunicato il desiderio di fare testamento cosa che aveva lasciato perplessi sia il legale che noi…Dopotutto quale giovane ragazzo ha il pensiero di fare testamento senza un motivo in particolare?

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Ma la signora Nelli e il signor Corti dividono la stessa stanza in casa dei Tamburo? Ma non sono in pesante lite tra loro? Chissà che mazzate🤣

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Eh beh.. Erano arrivati così... Poi le cose sono precipitate! Ahaha!

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Lol e come hanno fatto quand'è stata ora di andare a nanna?🤣 Uno dei due ne sarà uscito con minimo un'occhio nero🤣

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